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BIDONZOLO

Alfabeto Ecologico: E come Estonia

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Il nostro alfabeto ecologico oggi arriva alla lettere “e” come Estonia.

Vi starete già chiedendo che c’entra l’Estonia con l’ecologia.

Beh, avete mai sentito parlare di “Estonian stress buster”?
Sì, in effetti, forse, è meglio fare un piccolo passo indietro.

Letteralmente “stress buster” significa “contrastare lo stress”.

Di questi tempi è sempre più semplice sentirsi dire “sono stressato!” perché si è soliti lavorare molte ore più del necessario oppure avere ritmi serrati senza prendersi il tempo di recuperare tanto per fare un esempio.

Oppure capita di rincorrere un obiettivo che sembra non avvicinarsi mai e questo provoca sofferenza, rabbia, timori tutti stati d’animo etichettati come stress!

Ed è proprio in Estonia che è nata una campagna pubblicitaria “total green” e 100% anti- stress!

Il loro obiettivo è sponsorizzare il loro bellissimo Paese, mettendo in risalto caratteristiche naturali del luogo che noi – topi di città – sembriamo aver dimenticato.

La natura nuda e cruda colpisce – azzarderei quasi un “distrugge” – il puro stress.

Come? Hanno preso una telecamera e viaggiato in tutte le maggiori capitali del mondo per mostrarcelo.

Da Stoccolma a Berlino, fino a Tokyo: gran parte delle persone riprese avevano volti che parlavano di amarezza, rabbia, tristezza.

A detta degli specialisti, eh!

Così, li hanno attirati attraverso dei suoni raccolti in Estonia e riprodotti esattamente allo stesso modo: uccelli, suoni della foresta, vere espressioni di natura!

Hanno ricreato una scenografia che richiamasse la natura nuda e cruda, circondando di verde e colore e piante ogni cittadino “stressato” incrociato.

Risultato?
Hanno raccolto sorrisi e respiri di sollievo persona dopo persona, dando valore alla pura natura e alle cose belle che hanno, trattandole con grande rispetto e impegno.

Non so voi, ma la trovo un’idea tanto semplice quanto straordinaria.

Passeggiare nel bosco, guardare gli animali da vicino, andare in bici o in barca, sono solo alcune delle attività che si possono provare.

L’Estonia è un piccolo “paese delle meraviglie”, dove la natura ancora da padrona.

Quindi, mai più stress d’ora in poi!

Fermiamoci un attimo e apriamo bene gli occhi!
Possiamo respirare ancora dell’aria buona, sorridere perché un cagnolino ha fatto un verso strano, godersi il panorama e gli alberi.

Che sia l’Estonia, la costa, Torino o Baghdad, lasciamoci conquistare dallo “stress buster”!

Alla prossima, Bidonzolo.

BIDONZOLO

Alfabeto Ecologico: I di Immondizia

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Oggi il nostro alfabeto ecologico arriva fino alla lettera “I” proprio di “immondizia“.

Parliamo sempre dell’immondizia come un problema relativamente moderno, ma la verità è che esiste da sempre, da quando l’uomo ha iniziato a nutrirsi e a cacciare.

Solo che negli anni, purtroppo, è cresciuta con noi. Ai tempi della preistoria la spazzatura era poca, costituita solo dalle ossa degli animali che l’uomo cacciava, dalle armi che servivano per cacciare e dagli utensili necessari per mangiare.

Non avevamo ancora tempi e modi per produrre immondizia.
Dalle campagne e le zone più periferiche in cui i cacciatori hanno continuato a vivere per millenni, ci si è spostati sempre di più verso i centri abitati: ma ancora non c’erano i bagni e le toilette!

Di diverso però c’era che le persone concentravano la loro esistenza negli stessi posti, conducendo una vita molto più sedentaria, iniziando a concentrare rifiuti e avanzi.

Le condizioni igieniche presto iniziarono a peggiorare perché l’immondizia cresceva e nessuno se ne preoccupava: i cacciatori che vivevano in giro sopravvivevano di più, ma gli agricoltori e i primi mercanti dovevano sperare di non ammalarsi.

L’igiene non era delle migliori! I venditori ambulanti, i bottegai, gli animali che trainavano i carri, contribuivano a produrre immondizia, che veniva spesso lasciata per strada.

Anche i macellai buttavano gli avanzi in giro, dove capitava.
Pensate che odore!

Nell’Antica Roma, finalmente, s’iniziarono a studiare le prime soluzioni per arginare la situazione e vennero create le prime fognature, le cloache appunto, e i primi bagni pubblici.

Fuori dalle città vennero costruite le prime discariche, luoghi adibiti alla raccolta di tutta la sporcizia e gli avanzi.
Qui si buttava di tutto: dalle macerie agli avanzi.

Il Monte dei Cocci e Montecitorio sono due colline create con l’accumulo di anfore rotte, pensate un po’!

Nel Medioevo s’introduceva la tecnica della concimazione: avanzi di cibo ed escrementi si usavano per gli orti.
Ma ancora non comparivano servizi igienici o bagni nelle abitazioni.
I resti dei cibi, per fortuna, erano pochi perché in cucina si utilizzava pressoché tutto, senza buttare via niente.
E i migliori spazzini erano ancora i maiali che razzolavano liberamente per le strade, mangiando quello che trovavano: la pulizia nelle città ci ha messo qualche secolo prima di iniziare a funzionare!

Solo nel Rinascimento fu deciso che i proprietari di casa dovevano pulire il proprio tratto di strada o la bottega o la parte di mercato in cui lavoravano. Gli animali però erano ancora liberi di sporcare dove volevano. Anche per questo ogni via restava coperta da melma, eliminata quando non se ne poteva più fare a meno: ad esempio al passaggio di una persona importante o vicino alle fontane pubbliche.

Chi si occupava di raccogliere quella “melma” dalle strade, la rivendeva come concime ai contadini o la abbandonava fuori dalle mura della città. Si è andati avanti così per un bel po’…

La Rivoluzione industriale ha portato grani cambiamenti nella gestione dell’immondizia: le invenzioni tecnologiche e il problema dei rifiuti divennero una grande sfida da vincere.

Aumentando le industrie, cresceva il benessere e aumentavano anche le persone e di conseguenza anche i loro bisogni e i loro scarti.

È con l’arrivo della plastica e delle prime fibre sintetiche, ma anche delle stufe a carbone e a legna… fino alle automobili che l’immondizia è aumentata senza mai trovare fine.
Gran parte dei prodotti sono diventati usa e getta, aumentando la produzione di imballaggi difficili da raccogliere.

Abbiamo iniziato così a portarci a casa sempre più materiali che, una volta usati, impiegano millenni per essere smaltiti. Insomma, dividiamo il mondo con l’immondizia da ormai due milioni di anni.

La conosciamo bene.
Così tanto da inventarla e farle inquinare il mondo.

Ancora non abbastanza però da riuscire a fermarla.

Alla prossima, Bidonzolo.

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BIDONZOLO

Alfabeto Ecologico: H di Hamburger

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L’alfabeto ecologico continua. Oggi è il turno della lettera “H” di “Hamburger”.

Vi starete chiedendo perché proprio l’hamburger.

In realtà il tema è diventato interessante quando ho scoperto che per portare a tavola uno solo di questi panini, si inquina tanto quanto un camion dei trasporti: 2,5 kg di anidride carbonica e oltre 2000 litri di acqua. Per un totale di 18 m 2 di superficie terrestre utilizzata, solo per un hamburger di numero.

Incredibile da credere, no?

Va bene pensare all’inquinamento dell’aria, parlando dei tubi di scarico delle macchine o dei camini delle fabbriche.
Ma a chi verrebbe mai in mente che la preparazione della farcitura più buona del mondo per i panini sia uno dei massimi fattori d’inquinamento?

Invece, alcuni ricercatori americani hanno rilevato che ristoranti e fast food sono la seconda fonte esistente d’inquinamento dell’aria!

Sicuramente uno dei motivi principali deriva dal mancato (o troppo superficiale) controllo dei fumi che fuoriescono dalle piastre delle friggitrici.

Pensate a tutte le cucine che, sotto al nostro naso, diffondono nell’aria polveri sottili.
Se i filtri non sono adeguati, causano gli stessi identici danni del tubo di scappamento di qualsiasi fila di Tir in autostrada!

Poi c’è la produzione di questo tipo di carne, e quindi l’allevamento continuo degli animali.

Anche questo ha un impatto terrificante sull’ambiente!

Non tutti sanno che una grandissima parte di superficie terrestre è utilizzata per allevare polli, maiali, mucche, ecc.
Si dice che questa porzione di terra è grande quanto la superficie del Pianeta non coperta dai ghiacci.
Un buon 30%, insomma!

Da qui s’innesca una sorta di circolo vizioso: allevare gli animali significa farli crescere; per farli crescere anche loro devono mangiare. E cosa mangiano? Legumi, cereali, foraggio. Per avere il cibo per gli animali serve ancora spazio!
Quando quello che abbiamo non basta, si tagliano alberi e zone verdi.

Purtroppo un solo, golosissimo hamburger equivale a 6m 2 di foresta in meno!

Oltre a mangiare, gli animali devono bere. E anche per coltivare foraggio e cereali ci vuole tanta acqua.

In pratica, per produrre 1 kg di carne bovina ci vogliono 15mila litri: 110 vasche piene di acqua per una decina scarsa di hamburger!

Ovviamente, non consiglio di lasciar perdere la carne o preferire solo frutta e verdura, ma di certo mangiare più responsabilmente con qualche hamburger in meno, sarebbe un piccolo contributo che ognuno di noi può fare per la salvaguardia del nostro bellissimo (e ad oggi unico) pianeta.

Che dite? Siete con me?

Alla prossima, Bidonzolo.

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BIDONZOLO

Alfabeto Ecologico: G di Gatto

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Il nostro alfabeto ecologico oggi arriva alla lettera “G” di gatto.
Ed è proprio di questo splendido animale che oggi parleremo.

Siete sicuri che il gatto sia un vero animale domestico? Secondo me no!
Nel senso che i gatti non sono addomesticabili. O, se preferite, lo sono solo quando vogliono loro!

Anche se dai loro da mangiare, un tetto e una cuccia per dormire, loro amano stare all’aria aperta, liberi.
I gatti sono animali davvero misteriosi.

Silenziosi scelgono da soli i luoghi dove riposare: non esistono cucce che tengano!
Si addormentano anche sui fili di uno stendino!

I gatti salgono e scendono dagli armadi, sui tavoli, sono di uno sfrontato mai visto!
Sfrontati sì, ma pieni di grazia e delicatezza nei movimenti.

Per non parlare dell’autonomia e dell’indipendenza di questi animali.
Imparano fin da subito dove fare i bisogni (e ancora non ci si spiega come mai!).

Quindi, per garantire l’igiene di casa, bastano poche regole.

  1. Partiamo dai peli.
    I peli di gatto si trovano ovunque camminano. Con le zampette raschiano la sabbietta, nascondendo pipì e pupù in tempi record! E poi con un balzo piombano sul tavolo per mangiare insieme ai nostri bambini.
    Insomma, anche se li amiamo, non permettiamo proprio tutto, sono pur sempre animali!
    La regola principale per accudire queste amorevoli creature è pulire costantemente.Dove si buttano i peli che raccogliamo?
    Essendo un rifiuto di tipo organico, che nel tempo si decompone, vanno nel bidone dell’indifferenziato o dell’umido, dipende dal vostro Comune.
  2. Nella casa in cui vive un gatto non può mancare la lettiera.
    Ma attenzione! Anche questa va curata ogni giorno. Il consiglio è destinare alla lettiera un punto preciso nel bagno (o sul balcone) e trattarla come un posto intimo. Il vostro micio ve ne sarà di certo grato!
    Se la lettiera è sporca, il gatto farà i suoi bisogni da un’altra parte!Dove si butta la lettiera?
    Dipende! Le lettiere non sono tutte uguali: la sabbietta che si usa di solito non è biodegradabile, quindi mai buttarla nel water! Facciamo attenzione a ciò che è scritto sulla confezione o il nostro scarico non solo rischierà di intasarsi, ma ancora peggio andrà a inquinare l’ambiente.
  3. Le ciotole del cibo.
    Anche lavare con frequenza le ciotole del cibo è un segno d’amore nei confronti del vostro micio.
    E un buon modo per evitare che si accumulino avanzi e cattivi odori.Dove buttiamo le confezioni delle pappe che abbiamo usato?
    Le scatolette vanno nell’alluminio, ma anche queste come tutte le scatolette e le confezioni alimentari, vanno sempre lavate prima di finire nel bidone!

Alla prossima, Bidonzolo.

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