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Autismo, 300 casi in Alto Adige: la Provincia apre al sostegno per le famiglie e alla formazione di operatori ed educatori

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Ieri mattina, 28 maggio, si è svolta a Bolzano una riunione con l’assessore provinciale alla scuola e cultura italiana Giuliano Vettorato, il sovrintendente Vincenzo Gullotta e l’ispettore per l’inclusione Giuseppe Augello per discutere delle difficoltà che riguardano le famiglie con bambini e ragazzi autistici in Alto Adige, soprattutto per quanto riguarda la scuola e la formazione degli operatori ed educatori che li affiancano nelle attività scolastiche ed extrascolastiche.

Durante il lockdown abbiamo avuto il tempo di concentrarci su ciò che manca nella nostra Provincia” hanno detto Luana Di Maio, mamma di un bambino autistico di 11 anni e Roberto Oberburger, papà di un bambino autistico di 16 anni, campione di Trial. “Per questo ci siamo riuniti e abbiamo chiesto un colloquio”.

L’autismo è un disturbo di natura neurobiologica (definito Disturbo dello Spettro Autistico) i cui sintomi si manifestano precocemente, permangono per tutto il corso della vita e che ricadono su tutto ciò che gira intorno al bambino: la famiglia, la scuola, e più in generale la comunità.

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E’ fondamentale– continua Roberto Oberburger – non limitarsi ad interventi a spot ma prendere la situazione in modo globale tenendo in considerazione tutte le persone e tutte le risorse che ruotano attorno al bambino“.

Nella sede dell’intendenza scolastica Di Maio e Oberburger, hanno spiegato  le problematiche riguardanti  la scuola e le attività di tempo libero, la sanità e il sociale, presentando proposte concrete riguardo il come risolvere determinate criticità seguendo la reale richiesta di bisogno delle famiglie che vivono questa condizione.

Un centro riabilitativo con sbocco lavorativo sarebbe l’ideale, con uno sportello dedicato ai ragazzi ma anche a noi genitori che siamo sobbarcati di responsabilità e ci ritroviamo soli a rivestire ruoli che non sono di nostra competenza ” dice Luana Di Maio.

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La sorpresa più grande è arrivata dai numeri: nel 2019, 300 diagnosi di autismo su 3500 bambini, tantissimi casi per l’Alto Adige, con diagnosi che arrivano tardi, rallentando le possibilità di una terapia adeguata al singolo.

Le proposte fatte sono molte e ci riuniremo ancora per discuterle una per una con gli assessori di competenza – aggiunge Luana Di Maio – Siamo molto soddisfatti della riunione e siamo certi che il sistema provinciale si muoverà per rendere la scuola un punto di riferimento per i bambini, per i ragazzi e per la famiglia che vive l’autismo”.

Vincenzo Gullotta conferma che la scuola si rende disponibile ad aprire le porte a 360 gradi per quello che riguarda la formazione di operatori specializzati proponendo anche un eventuale tirocinio a scuola. Questo per puntare sempre di più verso un atteggiamento di inclusione.

Giuliano Vettorato conferma le parole di Gullotta e continua dicendo che: “Come primo passo verrà condotta un indagine per verificare ad oggi i numeri delle diagnosi di autismo per poi proporre un altro tavolo di lavoro con la presenza dell’azienda sanitaria e sociale per pianificare un progetto fatto ad hoc.

La speranza è quella che questi incontri portino ad una risoluzione dei problemi legati alla vita dei ragazzi autistici, prima e dopo la scuola, dando loro una prospettiva di vita migliore e sicura e ad una collaborazione tra la provincia di Bolzano e la provincia di Trento, vista la disponibilità di entrambe a mettere in campo le forze per questo progetto comune”.

(e.c.)

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