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Angolo Bellerofonte

In caso di decadenza, nomina di riserva: il mito di “Zerzerstein” alla lente d’ingrandimento

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Alto Adige, ultima frontiera.

Questi sono i viaggi di Bellerofonte che vi racconterà di quando la sua tastiera alata Pegasus, lasciata al pascolo tra le verdi valli per un meritato ristoro, ebbe un incontro ravvicinato e pauroso con una creatura relegata ormai al mito, ma così mitologica che ispirò il primo romanzo fantasy scritto dall’autrice britannica Mary Shelley.

La creatura di cui stiamo parlando ormai non si aggira più tra le valli e nemmeno tra le maestose cime delle Dolomiti anzi, se avete voglia di vederlo e magari scattare una foto ricordo insieme, non avete che da andare presso la sede dell’ASL AA di Bolzano,  perché è li che attualmente risiede “HERR DOKTOR ZERZERSTEIN”!

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Non se la prenda a male il buon direttore generale Florian Zerzer, ma non si possono nascondere le mostruose analogie emerse dalla sua nomina e la creatura di Mary Shelley, entrambi caratterizzati da una esistenza “innaturale”. Se il secondo “nasce” da un esperimento del dott. Viktor Frankenstein che riporta in vita un essere inanimato, il primo scaturisce dall’innaturale, illegittimo ed tendenzioso decreto legge provinciale 27/2017 concernente l’elenco provinciale degli idonei alla nomina a direttore generale dell’Azienda Sanitaria Alto Adige, meglio conosciuto come “Decreto Ad Caxxxm”!

Perché? Presto detto.

Non è la prima volta che ci occupiamo del caso Zerzer. Nel mio viaggio del 29 settembre C’è un pasticcio? Mi ci impiccio: il conflitto normativo con Roma nel teatrino delle nomine nella Sanità”, avevo spiegato nel dettaglio le incongruenze tra la normativa nazionale e quella provinciale, dove l’illegittimità si impone su una normativa nazionale che in fase di studio era stata espressamente sottoscritta dalla stessa Provincia in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.

Ma sono emersi nuovi elementi come sempre determinanti a conferma dell’illegittimità della nomina di Zerzer, anzi direi illegalità, rilevabile negli stessi atti che deliberano il suo incarico da parte della Giunta Provinciale.

Procediamo con ordine.

Decreto del Presidente della Provincia (D.P.P.) n. 18686/2018 del 28/09/2018. Con questo decreto, il presidente Kompatscher su richiesta di Florian Zerzer del 26/09/2018, revoca al medesimo la nomina di Direttore del Dipartimento Sviluppo del Territorio, Ambiente ed Energia, effettuata sempre con D.P.P. 2243/2014, mediante chiamata esterna ovvero “…a persone estranee all’amministrazione provinciale…” (art. 14, comma 2, Legge Provinciale 10/1992).

D.P.P. n. 19008/2018 del 01/10/2018. Con questo decreto, il presidente Kompatscher, su proposta dell’assessore Richard Theiner del 26/09/2018, rinomina Florian Zerzer quale Direttore del Dipartimento Sviluppo del Territorio, Ambiente ed Energia; nel quinto capoverso in premessa del decreto, si legge che “Il signor Zerzer è un dipendente provinciale con lavoro a tempo indeterminato”.

Come è possibile un simile paradosso? Il 26/09/2018 Zerzer si dimette da incarico esterno, nello stesso giorno Theiner lo ripropone per lo stesso incarico e Kompatscher lo rinomina in qualità di dipendente della Provincia? Ma scherziamo?

D.P.P. n. 20064/2018 del 12/10/2018. Con questo decreto, il presidente Kompatscher revoca nuovamente l’incarico a Zerzer. Con lettera dell’11/10/2018, Zerzer in accordo con l’assessore Theiner, comunica il recesso dal suo incarico da Direttore del Dipartimento Sviluppo del Territorio, Ambiente ed Energia appena dieci giorni dopo la nomina da parte di Kompatscher.

Capita la partita a scacchi? Zerzer, che è un direttore esterno all’amministrazione provinciale, si dimette dall’incarico e nella stessa giornata viene rinominato per lo stesso incarico, con la variante che nella rinomina si ritrova “dipendente a tempo indeterminato” e non più esterno della Provincia. Neanche il prof. Silente della saga di Harry Potter sarebbe stato capace di tanta magia. SCACCO MATTO!

Ma se questo sembra essere uno dei tanti equivoci amministrativi per cui la Provincia è nota, al vostro Bellerofonte pare invece di aver assistito ad una di quelle subdole manovre atte a favorire qualcuno. 

La nuova revoca di Zerzer era necessaria ai fini del nuovo incarico di Generaldirecktor che avrebbe assunto il 02/10/2018 con delibera n. 1007, in quanto l’art. 3bis, comma 11, del Decreto Legislativo 502/92, prevede che “La nomina a direttore generale, amministrativo e sanitario determina per i lavoratori dipendenti il collocamento in aspettativa senza assegni e il diritto al mantenimento del posto”.

Fin qui nulla da eccepire se non per il fatto che tale revoca sembra proprio che sia servita a salvaguardare il futuro lavorativo di Zerzer, che in caso di decadenza dal nuovo incarico di direttore dell’ASL AA a causa di tutte le illegittimità evidenziate, comunque si ritroverà con una posizione in seno all’amministrazione provinciale a tempo indeterminato, posizione alla quale ancora non riusciamo a capacitarci come ci sia riuscito ad accedere in sole 24 ore e senza uno straccio di concorso.

Come dire: se Zerzer cadrà, lo farà comunque in piedi.

ACHTUNG! Dobbiamo fare attenzione su un aspetto tutt’altro che trascurabile, perché se fosse verificato che Zerzer non ha chiesto l’aspettativa dalla Provincia, saremmo in netta violazione dell’art. 3bis, comma 10, del Decreto Legislativo 502/92, che prevede che “La carica di direttore generale è incompatibile con la sussistenza di altro rapporto di lavoro, dipendente o autonomo”.

Ora, se permettete, cerco di recuperare il mio spaventatissimo Pegasus, non vorrei che incontrasse nuovamente il “Mostro di Zerzerstein”!

 

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Angolo Bellerofonte

SaniTanic: la Nave Alto Adige affonda e Zeppa fugge

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Alto Adige, ultima frontiera.

Questi sono i viaggi di Bellerofonte che a bordo della sua tastiera alata Pegasus, vi racconterà di quando sorvolando i sette oceani alla ricerca di Odisseo, scorse una nave alla deriva che lentamente ma inesorabilmente affondava.

Appollaiato sulla punta di quella nave, c’era il suo capitano che urlava e gesticolava in direzione dell’unica scialuppa che era stata ammarata.

Fu in quel momento che mi convinsi ad abbassarmi per raggiungere il naufrago solitario e non potete immaginare la sorpresa quando capii che più che di un naufrago si trattava di un fuggitivo.

Come lo capii? Quando mi accorsi che l’uomo a bordo della scialuppa era nientepopodimeno che l’ex Direttore Amministrativo dell’ASL Alto Adige Andrea Zeppa, mentre il capitano della nave “morente” che sfuriava a rotta di collo su e giù per il ponte, altri non era che il Direttore Generale Florian Zerzer il quale, raccolte avidamente le ultime boccate d’aria, si lanciò in un ultimo accorato appello:

Zeppa salga a bordo!

Potrebbe sembrare una rivisitazione dei fatti tristemente famosi riguardanti la notte in cui affondò la Costa Concordia, del capitano Schettino e dell’ex eroe ora senatore senza patria De Falco. Potrebbe, è vero, se per nave s’intende l’Azienda Sanitaria Alto Adige, che ultimamente a livello nazionale sta dando un’immagine di sé piuttosto deludente, quando non scoraggiante.

Mi riferisco al monitoraggio dei “Livelli Essenziali di Assistenza” comunemente conosciuti come LEA, per i quali la Provincia Autonoma di Bolzano risulta addirittura collocata in un posto speciale e precisamente dopo il fanalino di coda Calabria, perché non valutabile.

Ho sentito dire che con l’arrivo dei Leghisti in giunta, la poltrona di Zeppa sia diventata improvvisamente instabile. Balle! Tutte le poltrone, soprattutto quelle dell’azienda sanitaria, più che instabili sono tremolanti e quella della Lega altro non è che una mera coincidenza.

Andrea Zeppa, il City Manager voluto fortemente dal sindaco di Bolzano Caramaschi, era l’unico successore possibile dopo l’uscita di scena del direttore amministrativo facente funzioni Umberto Tait. Vuoi per le competenze, vuoi perché di madrelingua italiana per via dell’insana logica che fa tanto “Via Rasella” – un italiano ogni tre madrelingua tedeschi – , vuoi perché non c’era nessun altro con un profilo gradito alla Provincia.

Ma Zeppa non è il classico assoggettato al sistema. Intuisce da subito che con la defenestrazione di Thomas Schael e l’arrivo di Florian Zerzer, la nave che finora teneva grazie alle camere stagne presto avrebbe ceduto alla furia delle acque.

Con un direttore generale che secondo la normativa nazionale risulta inidoneo a ricoprire tale carica, Zeppa si ritrova a dormire su un letto di chiodi e a pettinarsi i capelli con una spazzola d’acciaio: scomodo e doloroso.

Per questo Zeppa va via, perché non ci sono le garanzie che gli permettono di lavorare con la tranquillità che una carica apicale del genere richiede.

Eppure c’è chi farebbe carte false per una poltrona del genere e anzi, non è un azzardo dire che qualcuno le carte false le ha fatte sul serio.

Un esempio.

Verbale di deliberazione del direttore generale n. 2018-A-000613 avente per oggetto “Dott.ssa Dagmar Regele: conferimento di un ulteriore incarico quinquennale quale direttrice del servizio d’igiene e sanità pubblica presso il Comprensorio sanitario di Brunico”.

Con questa delibera, viene rinnovato l’incarico di primario alla dott.ssa Regele, che i nostri lettori ricorderanno nel mio viaggio Vaccinarem humanum est, perseverare autem Tyrolis Meridionalis: benvenuti nella terra dei No Vax.

Ebbene, all’art. 46, quarto comma, la legge provinciale n. 7/2001 prevede che un dirigente al termine dell’incarico sia sottoposto ad analisi dal nucleo di valutazione sanitario e dal collegio tecnico; una volta recepiti tali pareri, se positivi si procederà ad un rinnovo, se negativi… “c’eravamo tanto amati”.

Invece sul rinnovo della dott.ssa Regele è pesata solamente la relazione eseguita dalla Dottoressa Marion von Sölder zu Brackenstein (la versione austriaca della Contessa di fantozziana memoria Pia Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare), direttrice reggente – quindi neppure titolare – della direzione territoriale presso il Comprensorio Sanitario di Brunico, gerarchicamente superiore della Dott.ssa Dagmar Regele.

Perché? Perché l’azienda sanitaria è attualmente sprovvista sia del determinante nucleo di valutazione sanitario, sia del collegio tecnico, previsti per legge! La Provincia non osserva dunque le sue stesse normative.

Ora vi siete convinti del perché dell’abbandono di Zeppa? Può un uomo reggere un incarico che potrebbe renderlo complice di atti illegittimi? Può un dirigente vivere con la spada di Damocle sulla testa, in attesa di un intervento da parte del Ministero della Salute, quello italiano e non quello austriaco, al quale l’azienda sanitaria dovrà rispondere?

Qui il vostro Bellerofonte vi lascia prendendo quota sulle note di “fin che la barca va / lasciala andareeee”…

 

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Angolo Bellerofonte

L’Alto Adige e la Sanità piena (forse) di illegittimità

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Alto Adige, ultima frontiera.

Questi sono i viaggi di Bellerofonte che a cavallo della sua tastiera alata Pegasus, vi racconterà di quando in una Londra Vittoriana avvolta da una fitta nebbia, insieme all’ispettore LeStrade cercavamo informazioni sul misterioso Doktor Zerzerstein. Giunti a White Chapel, entrammo in un locale di infimo ordine ed al banco offrimmo un giro di birra, con la speranza che a qualcuno si sciogliesse la lingua. La birra fa miracoli perché un ometto, in evidente stato di astinenza da luppolo, cominciò a raccontarci un po’ di cose. 

  • <<E allora, cosa ci dici di bello sul Docktor Zerzerstein?>> chiese un canuto LeStrade, intento a scrutare l’ometto alla ricerca di qualche segreto da carpire.
  • <<Doktor Zerzerstein? Doktor Mistero vorrete dire! – rispose l’ometto sobbalzando da uno sgabello malfermo – avete provato a dare un’occhiata al suo curriculum sul sito istituzionale? Provate e poi mi saprete dire>>.

Non ce lo vedo proprio il dottor Florian Zerzer, direttore generale dell’Azienda Sanitaria Alto Adige, nei panni da tipo misterioso, eppure quella che alle orecchie del vostro Bellerofonte sembrava una nota stonata in una sinfonia di decreti e delibere, la medesima nota oggi troverebbe un posto naturale in quel pentagramma che è l’attività professionale del nostro bel “tenebroso”.

Abbiamo seguito il consiglio dell’ometto e siamo andati sul sito istituzionale dell’Azienda Sanitaria Alto Adige. Cliccando sul link “Amministrazione Trasparente”, accedendo alla voce “Personale” e poi “Direttore Generale”, noterete che nella pagina dedicata a Zerzer non si trova traccia di curriculum di sorta, contravvenendo a quanto disposto dalla normativa vigente che prevede la pubblicazione del CV entro trenta giorni dalla nomina. 

Perché non c’è il curriculum? Mistero.

Rifacendo lo stesso percorso ma stavolta impostando la pagina su lingua tedesca e cliccando su “Lebenslauf”, appare invece un bel curriculum sempre in lingua tedesca. Mentre stavo per tirare il fatidico respiro di sollievo, l’aria mi si blocca nei bronchi perché mi accorgo che qualcosa non quadra. In primis noto una notevole esperienza circa la padronanza delle lingue, indispensabili per l’accesso ai posti pubblici nella Provincia Autonoma di Bolzano; ma non basta la sola padronanza, serve la certificazione di cui all’art. 1 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 752/1976. 

Mero errore? Dimenticanza o, peggio, non ce l’ha? E chi lo sa!

L’ art. 2 del Decreto del Presidente della Provincia 27/2017, cita i requisiti per accedere all’elenco provinciale degli idonei alla carica di direttore generale. Al comma 1 lettera c) del predetto articolo, viene espressamente richiesto il “possesso dell’attestato di conoscenza delle lingue italiana e tedesca per il diploma di laurea… oppure di un attestato equipollente”. 

Io a tutt’oggi questo attestato non lo leggo. E poi non leggo nulla circa il possesso dell’ulteriore e determinante requisito di cui sempre all’art. 2, comma 1 lettera f2) riguardante i dirigenti che abbiano “…svolto almeno sette anni di servizio effettivo nel settore pubblico o privato”.

Dagli atti ufficiali di cui per ultimo il D.P.P. 19008/2018, si evince che il dottor Zerzer dal 2000 è sempre stato Direttore di Dipartimento, a volte della Famiglia, a volte del Turismo e, come da normativa provinciale vigente, sappiamo che tale direzione non comporta alcuna attività dirigenziale (gestione diretta del personale, gestione di budget, etc.) essendo quest’incarico di natura meramente politica. A conferma di ciò ci sono proprio gli ultimi decreti emanati dal presidente Kompatscher che revocano e nominano Zerzer a direttore di dipartimento, su segnalazione dell’assessore Theiner. 

“Zero Tituli” direbbe Josè Mourinho dell’Inter dei record, o quasi.

“Zero Tituli” avrebbe dovuto dire la Commissione di Valutazione degli idonei alla carica di direttore generale, quella nominata con decreto del presidente n. 12118/2018. A dire la verità e secondo indiscrezioni, parrebbe che la commissione abbia per davvero dato punteggio “0” alla valutazione di alcuni requisiti, semplicemente perché non ci sono titoli da valutare. Forse, e se tali indiscrezioni fossero confermate, il candidato Zerzer non era poi così candidabile.

Comunque stiamo parlando  della stessa commissione che nel viaggio ”C’è un pasticcio? Mi ci impiccio: il conflitto normativo nel teatrino delle nomine della Sanità, pare viziata da una nomina comunque derivante da una normativa illegittima rispetto alla normativa nazionale.

Qua la situazione è seria e le implicazioni sarebbero devastanti per tutti gli ambiti della provincia. Il presidente Kompatscher nomina una commissione illegittima, la medesima commissione propone Zerzer come potenziale commissario, la Giunta con a capo Kompatscher nomina Zerzer a direttore generale, e il cerchio si chiude.

Se le indiscrezioni venissero confermate, avremmo una sanità altoatesina guidata da un direttore inidoneo, non iscritto all’albo nazionale degli idonei alla nomina a direttore generale istituito presso il Ministero della Salute, che delibera utilizzando denaro pubblico.

E la Giunta Provinciale? Le responsabilità sia politiche che amministrative travolgerebbero la giunta uscente di Kompatscher come un fiume in piena, perché si è resa artefice e complice di un sistema fermo ad una mentalità medievale, inconcludente ma capace di rigenerarsi grazie a questi cerchi di autotutela.

Alla fine di tutto ciò, dobbiamo dedurre che il Docktor Zerzerstein ed il mostro di Loch Ness abbiano una cosa in comune, il crollo di un mito.

A questo punto credo che le informazioni ricevute dall’ometto bastino per accendere un focus su una situazione sempre più raccapricciante; recupero l’ispettore LeStrade e via, un nuovo viaggio ci attende.

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Angolo Bellerofonte

Impicci, proroghe, rappezzi e impunità: l’Asl alla saga dei rinnovi assicurativi (è già leggenda)

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Questi sono i viaggi di Bellerofonte che a bordo della sua tastiera alata Pegasus, vi porterà a fare un giro tra le splendide valli e le maestose montagne dell’Alto Adige, volteggiando tra meleti in uno sfoggio unico di colori e non preoccupatevi, perché qualunque cosa accada siete assicurati.

O forse no?

Vi ricordate quando all’inizio dell’estate scorsa ci fu quella bagarre misto politico/amministrativa circa la polizza assicurativa, che copriva i rischi dell’Azienda Sanitaria? Allora si parlava di una polizza in imminente scadenza e per il cui rinnovo nessuno aveva fatto nulla, tanto che si scomodò Herr “Ghe Pensi Mi”, al secolo Arno Kompatscher, che con una telefonata strategica in meno di dieci minuti raggiunse un accordo con la compagnia assicuratrice Uniqa, riuscendo a strappare in extremis un contratto annuale, così da salvare la faccia e la reputazione dell’Azienda Sanitaria, quella che sarebbe dovuto “diventare un modello da esportare in tutto il mondo” (cit.).

L’ingerenza di Kompatscher – chiamiamola così perché di ingerenza si tratta – costò il posto a nientepopodimeno che al direttore generale Thomas Schael, a suo tempo ritenuto unico responsabile per la mancata stipula. Ma è andata veramente così? Cerchiamo di fare chiarezza.

Il 30 giugno 2017 scade la polizza n. RCT/O 2134/001565, stipulata nel 2012 con la compagnia assicuratrice Uniqua, che prevedeva un contratto triennale più l’eventualità di proroga per ulteriori due anni oltreché un periodo di “proroga tecnica” non superiore a centottanta giorni in attesa del subentro di un nuovo contratto (art. 2 della polizza).

Fin qui tutto regolare o così pare.

Come avrete notato, la polizza è scaduta nel 2017. Il 16/01/2017, il Direttore di
 Comprensorio pubblica una determina, la n. 2017- D2- 000080, nella quale indica che sono state avviate delle consultazioni preliminari per individuare eventuali aziende interessate a partecipare alla gara d’appalto per la nuova polizza in scadenza il 30/06/2017. A questo appello risposero almeno cinque compagnie assicuratrici e ben sei broker del settore.

Nel frattempo entra in vigore la legge Gelli ovvero “Disposizioni in materia di sicurezza delle
cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”, una sorta di rivoluzione giuridica, tanto rivoluzionaria che mette in crisi la procedura di gara avviata dal direttore di comprensorio.

Consapevoli che non avrebbero fatto in tempo ad aggiudicare la gara nei termini previsti, con la delibera n. 2017-A-000276 del 29/06/2017, si approva la proroga tecnica per il periodo che va dal 01/07/2017 al 30/06/2018, quindi un anno bello tondo.

Ma come, all’art. 2 della precedente polizza non era prevista una proroga tecnica non superiore a centottanta giorni?

Arriviamo finalmente al 18/04/2018, dove con deliberazione n. 2018-A-000208, viene approvata l’indizione per la gara per l’affidamento della copertura assicurativa.

Cosa vuol dire? Che la politica ha dato il nullaosta a procedere con la gara, che ora passa tutto all’ufficio appalti competente che in data 04/06/2018 pubblica l’avviso di gara n. AOV/SUA-SF – 017/2018.

Ci son voluti ben dieci mesi per arrivare all’indizione della gara, un ritardo ingiustificato ed ingiustificabile che inciderà in maniera devastante sul futuro dell’Azienda Sanitaria, del suo direttore Thomas Schael, sul suo licenziamento e sulla campagna elettorale del partito di maggioranza.

Ma il 30/05/2018, la dott.ssa Flavia Basili invia una PEC protocollo n. 23895/18, nella quale chiede alla compagnia assicuratrice un’ulteriore proroga di 4 mesi, al fine di avere la copertura assicurativa fino all’aggiudicazione della nuova gara.

La compagnia assicuratrice fiuta l’affare e risponde che si, è ben disposta ad un’ulteriore proroga purché le venga riconosciuto un incremento del premio di circa seicentomila euro. Va da sé che la proposta è inaccettabile, come inaccettabili sono gli accadimenti intervenuti a quest’ennesimo paradosso; e che non si accampino scuse circa l’inapplicabilità della Legge Gelli per via della mancata pubblicazione del Decreto Attuativo alla legge, il problema è delle assicurazioni e non di chi usufruisce della copertura assicurativa. Da rilevare che il rifiuto secco alla controproposta della compagnia assicuratrice, venne proprio da Thomas Schael, finito poi sull’altare come agnello sacrificale.

Ma questa polizza il 30/06/2018 comunque scade, tanto che il 25/06/2018 la direzione aziendale provvede ad informare tutto il personale che a causa del mancato rinnovo, dovranno provvedere autonomamente alla copertura assicurativa. È in questo contesto che scoppia la rabbia del Presidente della Provincia, che in un impeto di sentimento paternalista decide lui per “i suoi figli”, prende il telefono e si accorda con la compagnia assicuratrice.

Non verranno risparmiate dichiarazioni e titoloni sui giornali circa l’audacia del “padre della patria altoatesina”, ci mancava solamente una parata stile l’equipaggio dell’Apollo 11 per lo storico allunaggio.

Alla fine con delibera n. 2018-A-000394, si approva un affidamento “ponte” per la durata di un anno per il servizio di copertura assicurativa che si traduce in un successo politico per l’SVP, un allontanamento per Thomas Schael, una bomba ad orologeria per tutta l’amministrazione provinciale.

In primis la normativa sugli appalti prevede che possano essere affidati direttamente senza passare per una gara d’appalto, lavori, servizi e forniture per un importo massimo pari a quarantamila euro (art. 36, comma 2, lett. A, D. Lgs. 50/2016); qui abbiamo un affidamento diretto senza gara di ben 7.408.122,28 euro.

Basta solo questo per essere fuori dalla grazia di Dio, ma c’è altro.

Vi ricordate quando ho citato l’art. 2 della precedente polizza circa i termini della proroga tecnica? In quell’occasione dissi che il limite di sei mesi venne esteso per tutto l’anno però, giusto per una puntualità dell’informazione, il terzo comma del predetto articolo dice che “in caso di esercizio della sopraccitata facoltà di proroga, la società aggiudicataria (Uniqua) è obbligata a prestare servizio alle medesime condizioni contrattuali”.

Avete capito? La Provincia aveva già previsto in sede di contratto che eventuali proroghe sarebbero state attivate con l’obbligo di esecuzione per la compagnia assicuratrice, addirittura alle medesime condizioni economiche. Ed allora perché l’Uniqua ha alzato il premio per la nuova proroga?

Perché la Responsabile del Procedimento non ha imposto i termini di contratto? Perché se il limite era di sei mesi, l’Uniqua ha accettato all’inizio la proroga di un anno e rigettato gli ulteriori quattro mesi? Perché è dovuto intervenire il Presidente della Provincia che copre una carica politica, in una questione meramente amministrativa? Le domande sono tante, i dubbi ancora di più ma non credo che avremo mai risposte in tal senso. La percezione dell’impunità è alta in Alto Adige tanto quanto l’illegittimità che si scorge nelle azioni di questa Amministrazione.

Ho voluto propriamente richiamare tutti i documenti con i loro protocolli affinché tutti possano controllare la veridicità di quanto accaduto, perché tutti devono sapere ed il sapere, si sa, rende l’uomo libero.

Qui è il vostro Bellerofonte, determinato più che mai a raccontarvi le battaglie contro la Chimera.

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