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La parola all avvocato

Videocitofono in condominio: come viene suddivisa la spesa?

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Buongiorno Avvocato,

sono amministratore di un condominio dove è stato installato un videocitofono. Vorrei sapere come deve essere suddivisa la spesa: per millesimi di proprietà o per appartamento? Ringrazio e porgo cordiali saluti.

F.M.

 

Buongiorno,

nel caso in cui il videocitofono sia di utilità condominiale, la relativa spesa dovrà essere ripartita seguendo la regola generale dell’art. 1123 c.c., per cui la stessa dovrà essere sostenuta da tutti i condòmini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno, salva diversa convenzione.

Se, al contrario, la spesa è funzionale ad un solo gruppo di condòmini (ipotesi del condominio parziale), allora la stessa deve essere ripartita, secondo il criterio previsto dal terzo comma dell’art. 1123 c.c., a carico solo di costoro, in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno, salva diversa convenzione.

Cordiali saluti
Avv. Laura Vendrame

La parola all avvocato

I fratelli hanno diritto ad ereditare i nostri beni?

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Salve Avvocato,

non sono sposata e non ho figli. I miei genitori sono deceduti entrambi e non ho un buon rapporto con mio fratello.
Siccome non sono più una giovincella, vorrei capire nel caso di mia morte se mio fratello ha diritto alla quota legittima del mio patrimonio.

Grazie, saluti.
F.C.

Gentile Signora,

i fratelli non rientrano tra i cd. “eredi legittimari”, e cioè tra quei soggetti ai quali la legge, indipendentemente dalla volontà del testatore, riserva una quota di patrimonio ereditario (definita, appunto, “quota legittima”).

I legittimari sono, infatti, per legge, unicamente il coniuge, i figli (o i loro discendenti), ed i genitori del defunto. Se, dunque, Lei decidesse di fare testamento lasciando tutto il Suo patrimonio a terzi, Suo fratello non potrebbe opporsi in alcun modo ad un tanto.

Ricordi, però, che per escludere Suo fratello dalla successione è necessario che Lei rediga testamento, in quanto lo stesso, seppur privo della quota di legittima, sarebbe, comunque, chiamato all’eredità nel caso di Sua morte.

Cordiali saluti,

Avv. Laura Vendrame

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La parola all avvocato

Padri separati: è obbligatorio contribuire alle spese dei figli iscritti all’università?

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Gentilissimo avvocato,

sono il padre (separato) di un ragazzo che il prossimo anno, finite le superiori, vorrebbe andare all’università. La mia ex moglie, senza neppure consultarmi, gli ha già accordato di frequentarla.

Volevo sapere se sono obbligato a sostenere queste spese e se la mia ex moglie è comunque obbligata a chiedermi il consenso prima di effettuare l’iscrizione.

Grazie.
A.A.

Egregio Signore,

il principio della bigenitorialità non comporta l’obbligo di rimborso delle sole spese straordinarie che abbiano incontrato il consenso di entrambi i genitori.

Vanno, quindi, sostenute da entrambi i genitori (secondo la quota percentuale stabilita dal Tribunale nel decreto di omologa della separazione, nella sentenza di divorzio o in altro provvedimento all’uopo assunto dal Tribunale stesso) tutte le spese che, anche se non previamente concordate tra i genitori, siano: a) nell’esclusivo interesse del figlio, e non voluttuarie; b) comunque compatibili con il reddito dei genitori.

Sul punto, nel tempo, si sono registrate varie decisioni giurisprudenziali, secondo cui “non è configurabile a carico del coniuge affidatario un obbligo di informazione e di concertazione preventiva con l’altro coniuge in ordine alla determinazione delle spese straordinarie (nella specie, stage e soggiorni all’estero per l’apprendimento della lingua inglese), trattandosi di decisione “di maggiore interesse” per il figlio e sussistendo, pertanto, a carico del coniuge non affidatario, un obbligo di rimborso qualora non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso.

Ne consegue che, nel caso di mancata concertazione preventiva e di rifiuto di provvedere al rimborso della quota di spettanza da parte del coniuge che non le ha effettuate, il giudice è tenuto a verificare la rispondenza delle spese all’interesse del minore mediante la valutazione della commisurazione dell’entità della spesa rispetto all’utilità e della sostenibilità della spesa stessa rapportata alle condizioni economiche dei genitori” (Cass. civ. sez. VI-1, ord. n. 16175 del 30 luglio 2015 e Cass. civ. sezione I n. 19607 del 26 settembre 2011).

In definitiva, la Sua ex moglie non è obbligata a chiederLe il preventivo consenso per l’iscrizione del figlio all’università; se Lei, tuttavia, non ha la possibilità economica di sostenere tali spese, o ritiene che tale iscrizione non sia nell’interesse di Suo figlio, dovrà manifestare immediatamente per iscritto la Sua opposizione e comunque dimostrare di non poter affrontare un tale impegno in relazione alle proprie capacità economiche.

Cordiali saluti,
Avv. Laura Vendrame

 

Il contributo per La Voce di Bolzano è dell’avvocato Laura Vendrame Innocenti del Foro di Bolzano.

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La parola all avvocato

Casa all’asta, quando bisogna lasciarla per legge?

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Buongiorno Avvocato,

purtroppo mi è stata pignorata la casa dove vivo con la mia famiglia. Vorrei sapere se per legge devo lasciarla subito al momento dell’asta se qualcuno se la aggiudica.

Grazie,
C.B.

Buongiorno,

la legge nr. 12/2019 ha modificato l’art. 560 c.p.c. comma 8, il quale, attualmente, così recita: “fermo quanto previsto dal sesto comma, quando l’immobile pignorato è abitato dal debitore e dai suoi familiari, il giudice non può mai disporre il rilascio dell’immobile pignorato prima della pronuncia del decreto di trasferimento ai sensi dell’art. 586”.

In sostanza, quindi, mentre nell’assetto normativo previgente il debitore doveva ottenere l’autorizzazione da parte del Giudice dell’esecuzione per poter continuare a vivere nell’immobile pignorato costituente la propria casa di abitazione, è ora contemplata, invece, una sorta di autorizzazione “ex lege”.

Ciò implica che il debitore, salvo che ponga in essere le condotte di cui al 6 comma dell’art. 560 c.p.c. (es. se ostacola il diritto di visita di potenziali acquirenti, se l’immobile non viene adeguatamente tutelato e mantenuto in uno stato di buona conservazione per colpa o dolo del debitore o dei membri del suo nucleo familiare, se il debitore viola gli altri obblighi che la legge pone a suo carico, o se l’immobile non è abitato dal debitore stesso e dal suo nucleo familiare), avrà il diritto di continuare a vivere nel bene pignorato anche dopo l’aggiudicazione dello stesso in sede di vendita forzata e l’integrale versamento del prezzo da parte dell’aggiudicatario, potendo l’ordine di liberazione essere emesso solo dopo la pronuncia del decreto di trasferimento ex art. 586 c.p.c..

Lei potrà, pertanto, continuare ad abitare l’immobile anche dopo l’asta ed il versamento integrale del prezzo da parte dell’aggiudicatario, sino, appunto, all’emissione del decreto di trasferimento da parte del Tribunale.

Le consiglio di informarsi presso il custode-professionista delegato nominato dal Tribunale, al fine di ottenere una panoramica delle relative tempistiche.

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