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Cucinare di più, ma meno spesso. Il nuovo trend è il Batch cooking

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Quando si torna a casa esauste dopo una giornata in ufficio o dopo aver rincorso i figli al parco, l’unica cosa che non si vuole fare la sera, è mettersi dietro ai fornelli.

E così, dopo aver preparato tortellini per due sere di fila, dopo aver consumato la tessera delle pizze d’asporto, kebap e lasagna, ci si rende conto di quanto stiamo esagerando e di quanto il nostro stile di vita è diverso da quello della generazione precedente la nostra.

Per sentirci in pace con noi stessi, dovremmo imparare dagli anglosassoni, iniziando a seguire le regole del “Batch Cooking” (tradotto letteralmente “cucina in serie”), il trend del momento che ci potrebbe portare numerosi vantaggi: mangiare sano e fare la spesa senza ansia, cucinando in anticipo, in un solo momento, tutti i pasti della settimana.

Come funziona il Batch cooking?

Quando cucinare dipende dai nostri impegni: chi lavora può scegliere, ad esempio, di prendersi un giorno nel weekend, il sabato o la domenica, oppure preferire una sera in settimana, o ancora approfittare di una giornata di pioggia.

L’importante è trovare un momento da dedicare interamente ai fornelli, senza distrazioni e senza fretta.

Tutto programmato per tempo: si inizia acquistando dei contenitori di vetro che serviranno per contenere carne e pesce e contenitori di plastica che serviranno per gli alimenti che vanno sistemati nel freezer. Per restare in linea anche con le regole salva ambiente, basta cercare di evitare l’utilizzo di pellicole, privilegiando l’utilizzo di coperchi fatti in casa usando piatti o tessuti.

Seguendo il Batch cooking non ci si deve preoccupare ogni giorno di cosa cucinare e nello stesso tempo, non si corre il rischio di sprecare cibo.

Per una settimana di programmazione, basta acquistare “4-5 contenitori da 300ml, 4-5 contenitori da 750 ml, 4- 5 contenitori da 1,5 l, qualche vasetto o scatola che può essere tranquillamente riciclato, andando a riutilizzare quelli di marmellate e conserve“. Poi con l’ausilio di qualche sacchetto di plastica riutilizzabile di un alimento, il gioco è fatto.

Cosa serve per partire con il Batch cooking?

 – Preparare un menù per tutta la settimana;
– fare la spesa acquistando solo ciò che abbiamo scritto nella lista;
– ritagliarsi almeno due/tre ore di tempo;
– avere a disposizione pentole per grandi quantità di cibo e pentole per monoporzioni;
– avere pronti molti contenitori per la conservazione;
– creare spazio in frigorifero;
– organizzare bene il contenuto del freezer

Dal dolce al salato le ricette sono tutte semplicissime e non serve essere chef professionisti per prepararle e nei prossimi giorni ne pubblicheremo qualcuna.

Un consiglio?

Se il piatto che avete preparato prevede una salsa di accompagnamento congelatela a parte per evitare una contaminazione di sapori e unitela alla ricetta solo al momento del consumo.

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Baby Shark, il tormentone estivo servito a colazione

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Baby Shark the doo dooo dooo dooo…l’hai letta cantando, vero?

Nata come una canzoncina inglese per bambini, Baby Shark è un vero e proprio tormentone. Impossibile non averla sentita, cantata e ballata durante l’estate. 

In realtà, prima di arrivare in Occidente, il brano è diventato famoso nel 2015, in Corea del Sud. Ideato da Pinkfong, brand di intrattenimento della compagnia coreana SmartStudy, un colosso che crea una mole di contenuti multimediali dedicati ai bambini da 7 miliardi di views all’anno.

A riproporlo nel corso degli anni sono stati moltissimi nomi conosciuti del pop coreano, che lo hanno condiviso e riproposto, rendendolo un vero e proprio caso nazionale. Da noi è stato condiviso anche da papà Fedez che se la canta e balla insieme al piccolo Leone.  

Canzoncina finita anche nella “Billboard Hot 100″, la classifica dei brani più venduti negli Stati Uniti. Un brano semplice e orecchiabile che ti entra in testa e non se ne va più. Versi di due/tre parole che si ripetono in continuazione, ha iniziato il suo successo sul web raggiungendo velocemente più di 2 miliardi di visualizzazioni. E mentre tutti la ascoltavamo su YouTube, sui social iniziava la maratona dei “challenge” per mettersi alla prova ballando la coreografia della “Baby Shark Dance”.

Dopo l’arrivo di un peluche ispirato al famoso squaletto, con tanto di musichetta incorporata, arriva l’idea di Kellogg’s che annuncia l’uscita di un’edizione limitata di cereali ispirati a Baby Shark,, la canzone che fa impazzire i bambini.

Venduti solo negli Stati Uniti, in esclusiva per la catena Sam’s Club e per Walmart, saranno disponibili da metà settembre e proposti sugli scaffali a circa 6 dollari a scatola. 

I cereali saranno composti da anellini colorati aromatizzati ai frutti di bosco e marshmallow Non si esclude che arriveranno presto anche in Italia, per la gioia di grandi e piccini. 

Erin Storm, direttore marketing di “All Family Cerea”l di Kellogg’s, ha spiegato che i cereali sono un modo per “allargare, in modo gustoso, il senso di gioia che questa canzone trasmette alle famiglie”

Ma cosa si nasconde dietro al successo virale di Baby Shark?

 
Se lo sono chiesto in molti. Baby Shark ha tutto quello che deve avere una hit per catturare i ragazzini: il ritmo, la coreografia, i temi e la ripetitività. E la conclusione è che i meccanismi della viralità sul web sono ancora molto misteriosi. 

Pediatri e pedagogisti spiegano che i tormentoni ripetitivi che finiscono per sfiancare i genitori, sono invece molto rassicuranti per i bambini piccoli: amano le canzoncine sempre uguali, che si ripetono nelle strofe cambiando solo poche parole e gli permettono di incasellare il mondo in categorie ben definite.

Baby Shark è amatissima dai piccoli, ma ha anche dai genitori! Che un po’ la odiano, ma che non riescono a smettere di canticchiarla, un po’ come succedeva con il pulcino Pio. 

Oggi la famigliola di squali, a tre anni dalla sua uscita, ha accumulato più di due miliardi di views sul video originale, riuscendo ad essere uno dei video più visti nella storia di YouTube: sono uscite linee di giocattoli a tema e la casa di produzione coreana non intende fermarsi a colazione. 

In preparazione anche un cartone animato prodotto dalla CNN, in onda già da questo autunno. 

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Sicurezza in spiaggia: no ai castelli di sabbia a Venezia

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Fare castelli di sabbia, creare ponti levatoi con bastoncini e conchiglie,  preparare lunghe piste per le biglie, fare una buca a forma di macchinina con tanto di sedile e volante, scavare una buca e ricoprirsi di sabbia, sono tra le attività preferite dei bambini.

Un momento speciale anche per i genitori, che arrivano all’ombra dell’ombrellone muniti di sacchi giganti bucherellati, pieni di formine di ogni sorta. 

Le regole principali di chi gioca con la sabbia, sono due: non scavare buche grandi e ricoprire quelle di piccole dimensioni, una volta finito di giocare. 

Questo per evitare che possono trasformarsi in un pericolo per tutti i bagnanti.

Dopo l’approvazione del «pacchetto Maroni» nel 2008, i sindaci hanno carta bianca in tema di buone abitudini, civile convivenza e decoro urbano e si sono sbizzarriti proponendo alcune stravaganti limitazioni.

Città in cui vai, divieto che trovi, così, mentre a Capri e Positano passeggiare con gli zoccoli in centro non è consentito, a Eraclea, al posto di paletta e secchiello, i bambini dovranno portare qualcos’altro in spiaggia perchè «anche fare buche che modificano in modo pericoloso la percorribilità a piedi della spiaggia diventa un gioco molesto.

Niente più castelli di sabbia e partite a racchettoni sulle spiagge di Torvaianica. E divieto anche di usare skateboard e pattini a rotelle sulle strade, sui marciapiedi e nei piazzali di Pomezia. Sono alcuni degli effetti derivati dall’adozione del nuovo Regolamento di Polizia urbana approvato dall’amministrazione pentastellata del comune costiero alle porte di Roma.

Ultima bizzarria arriva dal Comune di Cavallino-Treporti, in provincia di Venezia dove un’ordinanza del sindaco ha vietato i castelli di sabbia e le buche sul bagnasciuga per ragioni di sicurezza. Le costruzioni dei bambini possono ostacolare l’azione di soccorso in mare, spiegano dall’amministrazione. 

I turisti hanno protestato contro inviando lettere ai quotidiani locali e di risposta il sindaco di Cavallino, Roberta Nesto, intervistata dalla Tribuna di Treviso, ha risposto: “Ci fa piacere che i bambini giochino a fare castelli di sabbia. L’ordinanza sulla balneazione recepisce norme nazionali e regionali ma deve essere applicata con buonsenso”.

Queste normative sembrano particolarmente restrittive su abitudini tipiche delle località turistiche, sopratutto se applicate durante il periodo estivo. 

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Winnie the Pooh, ogni personaggio è un disturbo mentale?

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Le malattie mentali sono alterazioni psicologiche e/o comportamentali relative alla personalità dell’individuo che causano pericolo o disabilità e non fanno parte del normale sviluppo psichico della persona. Se trascurate, possono portare a seri problemi di salute.

Bufala o no, esiste una credenza popolare condivisa da un documento ironico pubblicato nel 2000, riguardante i personaggi delle storie del mitico orsetto Winnie the Pooh.

La teoria che gli amici della foresta immaginaria, soffrono di diversi disturbi mentali, arriva 70 anni dopo la comparsa del primo libro di Winnie, nel “Canadian Medical Association Journal”. E’ stato dichiarato che la rivelazione è frutto di un loro studio, di una rilettura di ciò che aveva scritto lo scrittore. 

Andiamo a curiosare quali sono gli accoppiamenti:

Christopher Robin – Schizofrenia

La schizofrenia è causata da uno squilibrio di sostanze chimiche che inviano segnali al cervello, portando, chi ne è affetto, a vedere/sentire/pensare cose che non sono reali. 
Se guardiamo il piccolo Christopher Robin da questa prospettiva, si può pensare che gli amici che vede nel bosco dei cento acri, siano un sintomo di schizofrenia.

Winnie The Pooh – Disturbo da deficit di attenzione

Il disturbo da deficit dell’attenzione è caratterizzato dal fatto che chi ne soffre fa fatica nel mantenre l’attenzione, eccessiva attività e/o difficoltà nel controllare il proprio comportamento, che non sempre è adeguato all’età di chi ne soffre.

Il dolce orsetto Winnie potrebbe soffrirne: è pasticcione, disordinato, dubbioso, ha scarsa memoria, fa commenti a caso e vive le sue avventure con la testa sulle nuvole. Tipiche caratteristiche comportamentali di chi soffre di ADD.

Pimpi – Attacchi di panico/Disturbo d’ansia generalizzato

Gli attacchi di panico sono caratterizzati da intensi stati di ansia legati anche ad altri sintomi psicologici, che si scatenano senza una causa razionale scatenante. 
Chi li ha provati, può capire ciò che prova il piccolo Pimpi, costantemente preoccupato e perennemente allarmato che possa accadere qualcosa di brutto.

Tigro – ADHD

L’ADHD è un disturbo del neuro sviluppo caratterizzato da problematiche nel mantenere l’attenzione, eccessiva attività e/o difficoltà nel controllare il proprio comportamento (impulsività)che non è adeguato all’età di chi ne soffre.
Ecco perché l’iperattività viene associata ai comportamenti di Tigro, che saltella qua e là e non è in grado di stare fermo un attimo, sorvolando sui discorsi che non gli interessano.

IhOh – Depressione

La depressione fa parte dei disturbi dell’umore. I sintomi variano da paziente a paziente e ha un decorso lento, insidioso e, se non trattato in tempo, tende ad aggravarsi. 
Chi ne soffre appare preoccupato, sentirsi inutile, avvertire sensi di colpa, impotenza, disperazione e odiare se stesso. 
Ecco perché il dolce asinello Ih-Oh, pessimista e nostalgico, al quale sembra impossibile strappare un sorriso, viene associato alla depressione.

Gufo – Disturbo narcisistico della personalità

Il disturbo narcisistico di personalità è un disturbo della personalità i cui sintomi principali sono egocentrismo patologico, deficit nella capacità di provare empatia verso gli altri e bisogno di sentirsi costantemente ammirato.
Ecco perché Gufo, facendo sempre il saputello, crede di apparire intelligente e di nascondere le sue insicurezze sovrastando gli altri. 
Un comportamento tipico del narcisista, che dimostra invece un carattere molto insicuro.

Kanga – Ansia sociale

L’ansia sociale è la paura intensa di trovarsi in una particolare situazione sociale, di comportarsi in modo imbarazzante ed umiliante e essere malgiudicati. 
Le mamme vogliono proteggere i propri figli ma l’ossessione di Kanga verso il suo piccolo, è un tantino esagerata. Per il suo comportamento poco socievole e sempre molto preoccupato, viene associata al disturbo di ansia sociale.

Roo – Autismo

L’autismo è un disturbo del neuro sviluppo caratterizzato da compromissione dell’interazione sociale e deficit della comunicazione verbale e non verbale, che provoca ristrettezza di interessi e comportamenti ripetitivi. 
Il piccolo cangurino Roo, pur facendo attenzione, si trova sempre in situazioni pericolose, senza in realtà rendersene conto. In presenza di mamma Kanga resta in silenzio, sempre sulle sue, quasi come fosse lontano dalla realtà. Tipici segnali che lo associano ad un disturbo autistico.

Tappo – Disturbo ossessivo compulsivo

I sintomi del disturbo ossessivo compulsivo sono costituiti da pensieri ossessivi associati a compulsioni (azioni o riti particolari) che vengono fatti per neutralizzare l’ossessione.
Per l’amico Tappo deve essere tutto perfetto, un maniaco dell’ordine. Va in panico nel momento in cui qualcosa non va come aveva programmato.

Le informazioni riportate in questo articolo, non sono consigli medici, hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico.

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