Connect with us

Benessere e Salute

Comportamento verbale e non verbale: cosa hanno in comune il Papa, Hitler e Martin Luther King?

Pubblicato

-

Seppur la maggior parte delle ricerche nell’area delle emozioni e dell’aggressività si è focalizzata sull’aggressività interpersonale di singoli individui, le recenti ricerche suggeriscono un ruolo importante per comprendere il ruolo dell’odio nell’aggressività intergruppi data dalla manifestazione del mix di rabbia, disprezzo e disgusto (ANCODI: Anger,.Disgust e Contempt).

L´obiettivo finale di tali studi è quello di esaminare se il mix di ANCODI è capace di indurre o meno la modifica di cognizioni e linguaggio ostili verso gruppi antagonisti

Questi studi hanno esaminato il comportamento verbale e non verbale prodotto da leaders di gruppi ideologicamente motivati che hanno assunto verso i gruppi avversari (outgroup), comportamenti non verbali legati alla rabbia, al disprezzo e al disgusto attraverso uno o piú dei seguenti atti.:

Pubblicità
Pubblicità
  • hanno espresso valutazioni metaforiche 
  • hanno commesso un atto di aggressione 
  • sono stati coinvolti in un atto di resistenza non violenta contro un gruppo avversario 

È importante ricordare che ogni indicatore di un’analisi deve essere contestualizzato nel luogo e nel tempo dove questa viene effettuata. 

Un’analisi completa può essere quindi ottenuta solo mettendo in relazione tutti i canali comunicativi:

Analisi della mimica facciale (espressioni e microespressioni)

Analisi del linguaggio del corpo

Analisi paraverbale

Analisi verbale

Analizzando le singole emozioni ANCODI ricaviamo che:

La rabbia è un sentimento che fornisce agli individui la passione e la motivazione ad agire, a superare le avversità e risolvere i problemi. Essa è presente anche in molti tipi di odio. 

Il disprezzo ha come obiettivo la svalutazione e la diminuzione del gruppo target, prevedendo una componente cognitiva dell’odio che consente decisioni e impegni riguardanti l’indegnità morale degli altri.

Il disgusto porta i soggetti a distanziarsi da un individuo o da un gruppo bersaglio, provvedendo quindi a una negazione dell’intimità. 

La compresenza di tutte e tre le componenti ANCODI alimenta l’ostilità intergruppi attraverso condiscendenza, disumanizzazione ed eliminazione, che creano nell’individuo l’idea implicita che tale odio sia giustificato e condiviso dal gruppo di appartenenza.

Questo mix, fa la differenza tra una valutazione temporanea di un atto commesso da un gruppo (dove è presente solo rabbia) verso una valutazione permanente della natura del gruppo avversario (disprezzo) e la sua percezione futura (disgusto).

Il disprezzo fornisce la giustificazione morale per l’aggressività rivendicando la rettitudine della propria esistenza e delle proprie azioni; il disgusto fornisce l’impulso per l’eliminazione attraverso la percezione della contaminazione.

Queste emozioni trovano equilibrio attraverso l’eliminazione dei “soggetti disgustati” e, in combinazione con l’aggressività e la violenza tra gruppi alimentati dalla rabbia, costituiscono le fondamenta alla base dell’odio intergruppo. 

Quindi, per le aggressioni tra gruppi, potrebbe essere più fruttuoso concentrarsi sulla costellazione di queste tre emozioni per predire il comportamento piuttosto che su una singola emozione. 

Ad esempio, in assenza di disgusto e disprezzo, solo la rabbia potrebbe essere costruttiva, in quanto spinge il gruppo a risolvere un problema o meditare sulle proprie azioni. 

Dall’analisi di alcuni video possiamo notare come politici, dittatori, leader religiosi siano soliti a utilizzare tali emozioni per motivare le masse o persino incentivare all’odio e all’aggressività verso gruppi esterni.

Prendiamo in esame alcune immagini tratte da video di comizi, manifestazioni pubbliche, rivendicazioni di leader come Papa Francesco, Abu Bakr Al-Baghdadi, Abubakar Shekau, Sheikh Ali Dhere, Barack Obama, Nelson Mandela, e Martin Luther King

pastedGraphic.png pastedGraphic_1.png

        Fig. 1a           Fig. 1b

pastedGraphic_2.png pastedGraphic_3.png

     Fig. 1 c           Fig. 1 d

Nelle Figure 1 a-d possiamo notare che sono presenti alcuni indicatori della rabbia quali:

  • Abbassamento e corrugazione dell’angolo interno del sopracciglio
  • Avvicinamento e contrazione al centro delle sopracciglia
  • Riduzione delle palpebre
  • Rigonfiamento e solco verticale nella glabella
  • Piccoli solchi e rigonfiamenti diagonali convergenti sopra le sopracciglia
  • Testa e busto inclinati in avanti
  • Movimenti delle mani nel campo visivo
  • Chiusura dei pugni e/o indice rivolto verso l´alto

In entrambe le 4 immagini sono assenti indicatori di disgusto o disprezzo, pertanto l´obiettivo di questi personaggi è quello di motivare all´azione e al cambiamento il gruppo di cui sono leader.

pastedGraphic_4.png pastedGraphic_5.png

    Fig. 2a                               Fig. 2b

pastedGraphic_6.png

      Fig. 2c

In figura 2 a-c invece oltre alla presenza degli indicatori della rabbia visti in precedenza abbiamo la compresenza di disgusto e/o disprezzo

Possiamo trovare alcuni indicatori del disgusto dati da:

  • Palpebre inferiori spinte verso l’alto
  • Pieghe orizzontali o diagonali rispetto alla palpebra
  • Guance sollevate con numerose pieghe e linee sotto la palpebra
  • Naso arricciato, radice dello stesso compaiono pieghe oblique che convergono verso il centro, punta del naso arrotondata
  • Labbro superiore sollevato

e/o alcuni indicatori del disprezzo quali:

  • Innalzamento di un solo angolo della bocca 
  • Leggera compressione delle labbra e innalzamento di un solo angolo della bocca;
  • Trascinamento orizzontale di uno o entrambi gli angoli della bocca
  • Innalzamento del mento

Le scoperte attuali contribuiscono a fornire ulteriori prove dirette che l’elicitazione di ANCODI produce cognizione e decisione associate all’ostilità e all’aggressività, fornendo così un quadro migliore dei fattori socio-psicologici che contribuiscono all’ostilità inter-gruppo. 

Questi risultati dimostrano che gli effetti di ANCODI nei confronti dell’ostilità intergruppo sono indicativi nel comprendere la capacità e soprattutto le intenzioni di leader carismatici e/o politici, annunciando preventivamente la direzione che gruppi o popoli interi potrebbero prendere a breve-medio e lungo termine.

 

Il contributo per La Voce di Bolzano è del Dr. Francesco Galvano, psicologo specializzato in criminologia ed esperto in scienze organizzative e gestionali.

Si è specializzato nelle tecniche di rilevamento della menzogna e dinamiche di organizzazioni criminali. Collabora come trainer per la formazione in enti pubblici e privati dove ha condotto formazioni sulla comunicazione non verbale, tecniche di negoziazione, gestione delle interviste e degl´interrogatori, tecniche d´intelligence, analisi del target, pre-test e post test di prodotti, gestione e analisi di focus group.

Inizia lo studio degli aspetti psicologici nelle operazioni militari nel 2006 e la passione per lo studio di altre culture lo porta a conseguire una laurea specialista in psicologia ad indirizzo socio-culturale nel 2009.

Dal 2013 inizia a studiare gli indizi che potrebbero essere rivelatori per possibili attentati o aggressioni attraverso tecniche di video-analisi e interviste specialmente indirizzate allo studio della cultura afghana, siriana e serba.

Pubblicità
Pubblicità

Benessere e Salute

Ansia da concepimento: quando il figlio non arriva

Pubblicato

-

Per molte coppie il pensiero di avere un figlio e vederlo nascere avviene molto spontaneamente. Per altre esaudire tale desiderio non è né facile né scontato. Il desiderio di avere un bambino muta e matura con il tempo, porta con sé speranze, timori, aspettative e l’idea di una realizzazione personale e di coppia. 

Quando passano i mesi e non accade nulla la prima reazione è spesso quella dell’incredulità. Inizia a  instaurarsi un saliscendi di emozioni: negazione, rabbia, rifiuto. Paura.

Infertilità, sterilità maschile, infezioni, le cause possono essere molte, compresi problemi psicologici. Molte ricerche hanno infatti dimostrato che esistono fattori psicologici in grado di incidere o di condizionare la gravidanza, interferendo con ovulazione e spermatogenesi. 

Pubblicità
Pubblicità

Presso l’università dell’Ohio è stato dimostrato che situazioni emotive intense e persistenti possono produrre un aumento dei livelli di ormoni (prolattina ed LH) che regolano il ciclo femminile, causando alterazioni dell’ovulazione e delle mestruazioni.

Situazioni di stress intenso possono avere un effetto diretto anche sulla fertilità maschile, influenzando la qualità del liquido seminale con una riduzione del volume, della mobilità e della concentrazione degli spermatozoi. Anche i livelli di testosterone e la produzione degli spermatozoi possono essere influenzati dallo stress. 

In momenti delicati, come quello della ricerca di un figlio, la coppia stessa è sottoposta ad un forte pressione esterna ed interna. La componente psico-emozionale, dunque, può incidere sulla fertilità con meccanismi molto diversi: per questo la tendenza oggi è di considerare più fattori come cause.

Rivolgersi a uno specialista per assicurarsi che non ci siano problemi biologici nella donna o nell’uomo è il primo passo di ogni coppia. Alcune sentono anche più specialisti, sottoponendosi ad analisi mediche e cure invasive in un vortice di emozioni: dallo choc al rifiuto, dalla collera all’angoscia, dall’ansia alla frustrazione fino ai sensi di colpa.

Per affrontare al meglio queste situazioni lo psicologo può essere un valido alleato. Psicologi e psicoterapeuti possono aiutare la coppia a trovare le risorse per restare unita, fino a essere uno il sostegno dell’altro.

Come? Offrendo uno spazio di ascolto competente che possa aiutare la donna, l’uomo e/o la coppia a ritrovare un equilibrio con sé stessi, a trovare le proprie risorse ad ascoltarsi e comprendersi.

 

Il contributo per La Voce di Bolzano è della  Dott.ssa Daniela Boati. Psicologa, perfezionata in ambito post partum, genitorialità, coppia e sessualità.

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Benessere e Salute

Convivere con la celiachia, alcuni consigli

Pubblicato

-

La celiachia è una patologia che colpisce più le donne (145.759 donne) che gli uomini ( 60.802) esemplificando possiamo dire che 2/3 della popolazione celiaca è donna.

Ma al femminile la risposta immunitaria è più veloce probabilmente anche perché il fisico è più preparato a combattere le infezioni, specificatamente quelle post parto.

Di fatto l’unica dieta possibile è quella aglutinata con le farine che si possono utilizzare che sono: crema e amido di riso, farina di mais, maizena, miglio, soia, tapioca, castagne, ceci e genericamente quelle derivate dai legumi.

Pubblicità
Pubblicità

Per lo svezzamento si introduce il glutine a 12 mesi che non riduce il rischio, ma posticipa la comparsa della celiachia.

Anche per la celiachia è consigliato il movimento, specialmente la ginnastica aerobica che riduce i rischi cardiovascolari.

La dieta dev’essere particolarmente ricca di frutta e verdura specialmente quella rossa, viola e blu scuro che sono i colori che indicano la presenza di antociani che sono degli antiossidanti della famiglia dei polifenoli, in grado di garantire una maggiore tonicità ai tessuti venosi e quindi maggiore spinta al flusso sanguigno.

Mirtilli, ribes e uva nera sono da magiare con la buccia. Consigliati anche more, melanzane, cavoli, radicchio, cavolfiori e patate viola; senza tralasciare la vitamina C che si trova negli agrumi, fragole., kiwi, rucola e pomodori.

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Benessere e Salute

Codici: manganese e Parkinson, il legame che minaccia i saldatori

Pubblicato

-

L’Associazione Codici lancia una nuova campagna per la salute.

Riguarda una malattia professionale, che colpisce soprattutto gli operai saldatori, le persone più esposte al manganese. Questa sostanza, quando viene respirata sotto forma di polveri, provoca gravi conseguenze, fino al Parkinson.

È su questa correlazione che si basa l’iniziativa che Codici ha deciso di avviare, per fare chiarezza e giustizia.

Pubblicità
Pubblicità

Ricerche scientifiche hanno analizzato il legame tra il Parkinson e l’esposizione lavorativa – spiega il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelliin particolare uno studio statunitense mette in evidenza che i lavoratori esposti ai fumi di saldatura presentano un rischio maggiore di sviluppare lesioni cerebrali e, nello specifico, la malattia di Parkinson. Vogliamo fare luce su questo collegamento e capire se le aziende per cui i saldatori hanno lavorato, ammalandosi, hanno adottato tutte le garanzie di prevenzione necessarie“.

Gli operai, ma anche i sindacati possono segnalare casi di Parkinson tra i saldatori contattando l’Associazione al numero 065571996 oppure all’indirizzo email segreteria_nazionale@codici.org.

Codici studierà le carte e si attiverà affinché i lavoratori colpiti ottengano giustizia.

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

NEWSLETTER

Archivi

Categorie

di tendenza