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Società

Incontro tra le diocesi: in Alto Adige il presule di Innsbruck Hermann Glettler

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Uno sguardo verso nord per ribadire un’unità culturale e legami che sono storici ma anche del presente: così il vescovo Ivo Muser ha salutato l’incontro che si è svolto nei giorni scorsi, a 5 anni dall’ultimo in Tirolo, tra la Curia di Bolzano-Bressanone e quella di Innsbruck.

Il vescovo Hermann Glettler ha ricordato due date significative – 1919 e 2019 – 100 anni nei quali la Chiesa ha avuto anche l’incarico di guarire le ferite del passato e di costruire il futuro al di là dei confini.

Nello scambio di vedute e di informazioni durato tutta una giornata a Bolzano i due presuli, i vicari e i direttori degli uffici di Curia di Bolzano e Innsbruck hanno parlato soprattutto di giovani, di riscoperta della fede e di testimonianze da seguire.

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La diocesi tirolese ha presentato il progetto delle “Weggemeinschaften“, sorta di piccole comunità cristiane di base composte ciascuna da un minimo di 5 a un massimo di 10-12 componenti che si ritrovano a pregare assieme, leggere il vangelo della domenica per poi tradurlo nel loro contesto sociale, impegnandosi concretamente nel territorio.

Avviato in via sperimentale nel 2019, il progetto conta una ventina di gruppi.

È un mutamento pastorale e culturale, è il tentativo di creare piccole cellule missionarie“, ha detto il vescovo Glettler.

La diocesi altoatesina ha illustrato il progetto del nuovo percorso per la cresima, che dopo uno stop nel biennio 2020-2021, dal 2022 sarà amministrata a partire dal 16 anni di età e dopo una preparazione di almeno dodici mesi.

Non pretendiamo che sia la soluzione, ma è una proposta per ripensare profondamente la preparazione e la cresima, che non deve restare un evento isolato ma collocarsi dentro un cammino di fede“, ha ricordato il vescovo Muser.

Nell’incontro si è parlato anche del futuro delle parrocchie e dei mutamenti nel ruolo del parroco, considerata l’età media dei sacerdoti in entrambe le diocesi.

Le due delegazioni si sono poi recate in duomo sulla tomba di Josef Mayr Nusser e a seguire nel Centro giovanile in piazza Magnago dedicato al beato, che i due vescovi hanno definito esempio di cristiano credibile e coerente, che segue una coscienza orientata al Vangelo.

Un esempio per i giovani, che invita ad essere testimoni del bene, della giustizia, della verità e della dignità umana, anche andando controcorrente“.

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Società

2019, primi esami di maturità senza nati nel 900

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Gli esami di maturità che inizieranno venerdì prossimo, saranno i primi senza nati nel ‘900, il secolo nel quale, tra l’altro, si fece l’Unità d’Italia. 

Infatti a sostenere la maturità saranno i ragazzi della classe 2000, ripetenti a parte e di fatto va a chiudersi il ciclo la prima esperienza della scuola dell’obbligo.

A pensarci sembra preistoria, ma sono stati gli anni di De Amicis e del libro Cuore, Gian Burrasca, della Riforma Gentile o del maestro Manzi protagonista delle lezioni televisive che davano un contributo alla lotta all’analfabetismo.

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Ma sono stati gli anni dei pennini, dei banchi di scuola in formica verde col calamaio inserito che segnarono il passaggio di consegne da quelli in legno.

Poi i grembiuli dei quali oggi si è ripreso a discutere sull’opportunità di reintrodurli o meno, magari sotto forma di divisa scolastica come in uso dei paesi anglosassoni.

La prima maturità dei nati nel 2000 sarà invece ricordata per il divieto a presentarsi con le infradito o indossando shorts e dell’utilizzo del cellulare.

Poi anche un ruolo del tutto diverso dell’insegnante, ma anche un differente rapporto con gli studenti. Erano gli anni nei quali maestro o professore che fosse, lo studente si trovava di fronte ad una figura che creava timore, da rispettare e che aveva un compito ben definito: quello di contribuire all’educazione dei ragazzi.

E’ cambiato il secolo ed è cambiato tutto.

Oggi l’insegnante è una figura stretta tra un ruolo educativo e uno spazio ristrettissimo nel quale operare senza provocare offese dirette o indirette, all’alunno. La scuola del ‘900 era anche quella dove le differenze sociali ed economiche erano presenti, vissute sulla propria pelle, ma spesso superate dalla quella sorta di cameratismo che si instaurava tra i ragazzi.

A seguire invece gli anni nei quali tutti dovevano presentarsi nello stesso modo, le differenze sociali dovevano scomparire dietro l’apparenza e per ripresentarsi però, in maniera dirompente, di fronte ad un titolo di un tema in classe oppure davanti all’iscrizione ad una gita scolastica troppo costosa.

Ma al di là dell’aspetto esteriore, la scuola rifletterà sempre l’immagine della società.

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Società

Progetti estivi, 329 iniziative per oltre 75.000 bambini e ragazzi

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Dal 14 giugno sono iniziate le ferie estive per migliaia di giovani altoatesini, un periodo dell’anno che per le famiglierappresenta spesso un impegno considerevole sotto il profilo organizzativo.

Per andare incontro a questa esigenza la Giunta provinciale finanzia anche quest’anno un ricco programma di attività estive composto da 329 progetti e rivolto ad oltre 75.000 giovani. Tra queste iniziative, 98 sono state ideate appositamente per andare incontro alle esigenze dei giovani disabili e delle loro famiglie.

Attività estive, programma ricco e di qualità 

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Dopo il tempo dedicato alla scuola ed allo studio inizia per i giovani altoatesini il tempo delle vacanze e del relax. A questo scopo abbiamo elaborato un ricco programma di iniziative estive per offrire momenti di divertimento, arricchimento ed avventura“, afferma l’assessora provinciale alla famiglia ed alle politiche sociali, Waltraud Deeg.

Grazie alle numerose iniziative presenti su tutto il territorio altoatesino, i giovani potranno da un lato svolgere piacevoli attività ricreative, e dall’altro conoscere nuovi amici. Non va inoltre sottovalutato il coinvolgimento di giovani educatorinell’organizzazione e nella gestione dei progetti, che, oltre a percepire una retribuzione, avranno l’opportunità di partecipare ad interessanti attività pedagogiche.

Grazie all’intenso programma estivo si vuole inoltre offrire un prezioso sostegno alle famiglie.

Sempre più spesso entrambi i genitori sono impegnati nel lavoro, e grazie a questo programma estivo vogliamo fornire loro un aiuto concreto per la conciliazione tra l’attività lavorativa e la famiglia“, aggiunge l’assessora Deeg.

Finanziamenti in crescita

Il finanziamento provinciale dedicato a queste iniziative negli ultimi anni è stato costantemente incrementato ed è passato dai 3,4 milioni di euro del 2011 agli 8,5 dell’anno scorso.

Ci siamo impegnati ad aumentare gli stanziamenti in questo settore per far fronte alla crescente richiesta ed abbiamo sempre cercato di assicurare un ottimo livello qualitativo dell’offerta allo scopo di proporre i migliori programmi per il tempo libero dei nostri giovani” conclude l’assessora alla famiglia.

Per ulteriori informazioni gli interessati possono rivolgersi direttamente ai Comuni ed alle organizzazioni coinvolte. Nell portale web dell’Agenzia per la famiglia  è inoltre disponibile una panoramica completa dell’offerta estiva a livello provinciale.

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Società

Protezione civile, nuova app elaborata da uno studente

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Max Kelder ha 19 anni, proviene da Campodazzo e tra pochi giorni sosterrà l’esame di stato a conclusione del proprio percorso di studi presso l’Istituto tecnologico “Max Valier” di Bolzano.

La scorsa estate, durante il suo periodo di tirocinio presso l’Agenzia per la Protezione civile, Max ha lavorato alla programmazione di una nuova app da utilizzare per il Servizio di radiocomunicazioni provinciale.

Il software è già stato testato in occasione della Öztaler Radmarathon dello scorso agosto e durante la tappa di coppa del mondo di biathlon ad Anterselva, e il ragazzo ha sfruttato quanto emerso dalle due “prove” per effettuare dei piccoli interventi in grado di ottimizzare il funzionamento della app.

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“Con questo software – spiega il coordinatore del Servizio radiocomunicazioni provinciale, Markus Rauch – vengono mappati i dati relativi alle posizioni dei singoli apparecchi in dotazione, i quali vengono poi riportati su una cartina digitale.

Grazie a ciò, in caso di emergenza, può essere attivato il mezzo di soccorso più vicino al punto dal quale è stato lanciato l’allarme, rendendo l’intervento più rapido ed efficiente”.

Grande soddisfazione per il risultato raggiunto, frutto dell’ottima collaborazione tra mondo della scuola e mondo del lavoro, in grado di accoppiare teoria e pratica, viene espressa dalla direttrice dell’Istituto “Max Valier”, Barbara Willimek, e dall’insegnante Michael Wild che ha seguito direttamente Max Kelder nel suo percorso.

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