Connect with us

Benessere e Salute

Trauma psicologico, come possiamo ricucire le ferite

Pubblicato

-

La parola Trauma deriva dal greco traûma che significa ‘ferita’, lacerazione della psiche che avviene quando uno o un insieme di eventi irrompono nel percorso di vita in modo violento, portando ad una non integrazione nel vissuto di chi lo vive.

Quando parliamo di trauma, è automatico dirigere il pensiero ai grandi Traumi, ovvero quegli eventi unici che sconvolgono la stabilità della persona, come una malattia, un incidente, una morte improvvisa, una violenza subita, una catastrofe naturale.

Ma accanto a questi, si possono evidenziare anche i piccoli traumi, ovvero delle esperienze disturbanti che si ripetono nel tempo con una certa costanza. 

E’ solito che, anche a distanza di anni, si continui a provare dolore e malessere nel ricordare l’evento traumatico, come se lo stesso fosse ancora attuale e non relegato nel lontano passato. Spesso le persone, al solo ricordo, percepiscono le stesse sensazioni angosciose che hanno vissuto in quel momento, accompagnate a sensazioni e pensieri negativi che col il passare del tempo si sono radicalizzate ulteriormente, mantenendo vivo il trauma.  

Come reagiamo al trauma? Spesso dopo l’evento si manifestano una gamma di sintomi che evidenziano la non possibilità di elaborazione dello stesso.

Quello che è successo si ripresenta in maniera automatica attraverso pensieri intrusivi, flashback, ricordi o immagini; si verificano problemi nell’addormentamento, un aumento di incubi e di risvegli notturni, si presenta uno stato di agitazione, di difficoltà di concentrazione, delle reazioni psicosomatiche; tipico è anche un vissuto di colpa se per esempio si è sopravvissuti ad un grave incidente, o per timore di non aver fatto abbastanza.

Si diventa maggiormente vulnerabili ad esperienze simili all’evento, a luoghi che possono ricordare il trauma, a persone che rievocano una situazione specifica; tutto questo può scaturire ulteriori difficoltà e paura che qualcosa di terribile posso avvenire nuovamente, sviluppando un disturbo Post Traumatico da Stress. 

Come riportato dal DSM-V (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) l’evento traumatico viene rivissuto ripetutamente in diversi modi, ed il soggetto mette in atto un evitamento persistente degli stimoli associati con il trauma.

Come superare il trauma? Come possiamo ricucire la ferita? L’aspetto che risulta fondamentale nell’elaborazione del trauma, consiste nell’affrontare le emozioni e i ricordi spiacevoli legati all’evento traumatico, integrandolo nella propria storia.

Nonostante l’essere umano sia “naturalmente” attrezzato a superare eventi negativi, può accadere talvolta che chi ha vissuto una esperienza traumatica non riesca a superarla spontaneamente, necessitando perciò di un aiuto professionale e mirato.

Una tecnica psicoterapeutica utile e specifica nell’elaborazione del trauma è la terapia EMDR, (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari), che affronta i ricordi non elaborati che possono dare origine a molte disfunzioni.

Numerosi studi neurofisiologici hanno documentato i rapidi effetti post-trattamento EMDR: la terapia utilizza i movimenti oculari alternati per ristabilire l’equilibrio eccitatorio/inibitorio, permettendo una migliore comunicazione tra gli emisferi cerebrali.

In generale, un buon percorso psicoterapeutico può aiutare ad affrontare al meglio il trauma, a trasformare il dolore in forza, per un maggiore benessere psicofisico. 

 

Il contributo per La Voce di Bolzano è della Dott.ssa Morena De Sarro, Psicologa, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR.

Pubblicità
Pubblicità

Benessere e Salute

Dire addio per incontrarsi: il rapporto di coppia oggi, tra crisi e risorse

Pubblicato

-

Negli ultimi decenni i rapporti di coppia sono andati incontro ad una serie di profonde trasformazioni.

Il modello tradizionale basato sul matrimonio è entrato in crisi, sia per la presenza di una sempre maggiore libertà sessuale, sia per un’intolleranza delle persone nei confronti dei vincoli, degli obblighi, delle formalità e anche se molti ancora scelgono il matrimonio, si trovano poi spesso a separarsi e a divorziare nel giro di pochi anni, se non mesi. 

Negli Stati Uniti quasi il 70% dei matrimoni finisce in un divorzio; in Italia i dati parlano chiaro: per 100 matrimoni che si celebrano nel corso dell’anno, 23,5 coppie si separano.

Dai dati rilevati dall’Istat nell’ultimo report del 2018, sulla popolazione residente per stato civile emerge che: tra i 25 e i 34 anni non sono ancora sposati l’81% degli uomini e il 65% delle donne. Il confronto tra questi dati e quelli del censimento del 1991 mette in evidenza profondi cambiamenti: sono oltre 3 milioni i coniugati in meno a vantaggio di un corrispettivo aumento di celibi e nubili. Si registra poi un aumento dei divorziati, più che quadruplicati dal 1991.

In aumento, invece, le unioni civili e il numero delle coppie conviventi e dei single. 

Sembra dunque che sia sempre più difficile dare una scadenza a lungo termine al rapporto di coppia: incomprensioni, litigi, crisi sono sempre più frequenti e la durata media delle relazioni diminuisce vertiginosamente.

Dai dati Istat emerge, inoltre, come le unioni più forti siano quelle tra partner psicologicamente maturi. Questo, a mio avviso è il dato che dovrebbe farci riflettere di più.

Viviamo in una società che impone esigenze sempre più elevate e che ci spinge a maturare sempre più tardi. All’età di 30 anni siamo spesso costretti a vivere ancora a casa di mamma e papà, non perché lo vogliamo ma perché il costo medio della vita è diventato troppo elevato da poter essere sostenuto con un “Part Time” o con un lavoro a “Tempo Determinato”. 

Questo influenza molto la crescita individuale e la stessa vita di coppia. Sempre più coppie decidono di non sposarsi o di “non metter su famiglia” proprio per questa situazione di continua precarietà in cui si trovano a dover “sopravvivere”, che non gli consente di compiere quell’atto di separazione, reale e simbolico, dal nucleo familiare originario, utile alla crescita e alla maturazione psicologica.

Con questa situazione di partenza, i “giovani”, ormai non più tanto giovani, non sono in grado di compiere una separazione consapevole, da una mamma che accudisce e nutre e da un padre che guida e protegge, pertanto, come possono prendere in mano la propria valigia carica di responsabilità ed iniziare in maniera matura ed Adulta il proprio viaggio in coppia?

Attualmente, i partner sembrano non riuscire più a gestire le difficoltà che normalmente si incontrano nella vita di coppia, se non con la decisione di dare un taglio a ciò che un tempo sembrava un desiderio comune. 

Alcuni direbbero “le coppie di oggi non hanno più pazienza” in parte è vero, forse perché viviamo in un contesto del “tutto e subito!”, in cui ci sono sempre più libertà e tutto è a portata di mano.

In parte è dovuto a quella perenne “immaturità generazionale” in cui sono bloccati.

A questo punto credo sia importante fare delle azioni concrete che possano aiutare i partner a crescere come individui e come coppia. 

Una di queste azioni potrebbe essere quella di comprendere cosa c’è dietro i momenti di crisi di una coppia. 

Esistono in realtà, delle fisiologiche fasi evolutive che la coppia attraversa e che, se superate, possono fortificare la coppia ed evitarne la rottura, vediamo insieme quali sono.

Fase 1 – Innamoramento: Ovvero la fase in cui i “Bambini” dei due partner  si “annusano” e si piacciono, sono attratti uno verso l’altro piacevolmente.

Da una parte, come dice Berne, riconosciamo transferalmente nell’altro il coprotagonista del nostro copione, colui che potrà svolgere il ruolo complementare negli schemi relazionali che abbiamo appreso nell’infanzia, schemi che ci suonano familiari e in cui ci sentiamo comodi. Nello stesso tempo intravediamo nell’altro anche caratteristiche nuove, nuovi Permessi per la soddisfazione di bisogni e aspirazioni finora silenziati. 

In questa fase c’è un alto livello di idealizzazione dell’altro. 

Fase 2 – Individuazione-differenziazione: Durante questa fase, uno o entrambi i partner riprendono a esplorare aree più personali: interessi, amicizie esterne alla coppia, autorealizzazione.

Questa fase può essere occasione di sviluppo e di crescita personale e contiene la possibilità di aggiornare l’immagine dell’altro in una visione più realistica, che comprenda gli inevitabili limiti e le differenze. Se la delusione prevale sulla disillusione, questa fase può essere vissuta come profonda crisi da uno o entrambi i partner, che possono vivere la fine della fase fusionale come fine del legame o rimanere intrappolati in una definizione rigida dell’altro e della coppia. La definizione rigida dell’altro viene contaminata da paure e aspettative irrealistiche fondate sulle esperienze di relazione avute con le figure genitoriali.

L’attuale decisione sulla relazione spesso dipende da decisioni di vita prese durante l’infanzia. I partner possono finire imprigionati dentro vecchi schemi appresi dal modello genitoriale, anziché essere in grado di procedere verso una interdipendenza Adulta. Spesso è in questa fase che si decide la vita della coppia. 

Fase 3 – Ri-avvicinamento: Se si guarda all’altro e alla relazione con uno sguardo Adulto e non più infantile come quello della prima fase dell’innamoramento, è possibile ri-conoscersi in modo più realistico in un nuovo equilibrio, trovando nuove motivazioni a stare insieme. Occorre congedare le aspettative magiche sull’altro per consentire nuovi inizi nella relazione, dirsi molte volte addio, per ritrovarsi.

Quando l’idealizzazione dell’innamoramento finisce, inizia la fase più impegnativa di una relazione matura. Questo implica divenire più realistici. L’amore adulto richiede coraggio, fiducia e speranza, su un cammino di continua trasformazione. Nel corso della vita di coppia i partner devono essere in grado di tollerare molti finali, tanti quanti inizi, nella stessa relazione, specialmente in un contesto sociale che è spesso ambivalente rispetto al cambiamento e incapace di offrire molto sostegno. 

In questa fase è necessario, in controtendenza rispetto alla diffusa cultura utilitaristica e narcisista, accettare il limite dell’altro e, nello stesso tempo, recuperare gli ideali fondanti della coppia, base per un più solido legame e impegno in un aggiornato progetto condiviso. 

Fase 4- Nuovo legame: Superata la fase precedente, si avvia uno stadio di interdipendenza, dove le aspettative sull’altro non sono più quelle infantili e irrealistiche e la coppia può riformulare un nuovo contratto più Adulto. La coppia può tornare a sentirsi stabile, base “sufficientemente buona” per ciascuno dei due partner, un legame di attaccamento sicuro adulto.

Da ciò è comprensibile come, nel processo di formazione di una coppia, ognuno porti con se una valigia piena di schemi, immagini, fotografie, appunti: tali elementi descrivono “il modo di stare con” che ogni soggetto ha appreso nel corso della sua vita e in particolare durante l’infanzia.

Seguendo la teoria dell’Analisi Transazionale, diremmo che, quello che facciamo all’interno della relazione di coppia in particolare, ma in generale in tutte le relazioni sociali, segue un copione, persino la scelta del partner e, in ogni copione ci sono gli attori di cui ognuno di noi ha bisogno per portarlo avanti.

Nella scelta del partner, ognuno si trova nella posizione di un impresario: l’uomo cerca la prima donna che sappia recitare la parte prevista nel suo copione, e la donna cerca un primo attore per il ruolo che si adatta al suo copione. Durante il periodo di prova vengono selezionati i candidati capaci di dare risposte appropriate, ed esclusi gli altri.

Affinchè la vita di coppia sia duratura e felice, a prescindere dalle influenze della società in cui ci ritroviamo a dover vivere, credo sia necessario risvegliare la nostra parte Adulta e tagliare quei fili invisibili che ci tengono ancora legati a quell’idea di amore che abbiamo ricercato da bambini nei nostri genitori, ed agire, all’interno del rapporto di coppia, come persone autentiche.

Spesso mi capita di vedere coppie bloccate all’interno della loro relazione a causa di una confusione interna tra desideri genitoriali introiettati e bisogni propri, tra il desiderio di trovare o ritrovare l’amore genitoriale mai avuto o ricevuto in maniera non conforme alle proprie aspettative infantili e bisogni ancora poco conosciuti, a cui non viene dato il permesso di emergere e di essere sentiti ed espressi liberamente. 

Preferiamo restare Bambini e rimanere attaccati a questi fantasmi genitoriali per perderci nell’illusione di un amore inconsapevolmente malato piuttosto che dire addio a questi fantasmi e vivere pienamente un nuovo modo sano di amare e di sentirsi amati.

Dunque “dire addio per incontrarsi”… per poter incontrare veramente e profondamente l’altro è necessario dire addio a quell’attesa di amore infantile, all’attesa di quelle carezze mai ricevute.

 

Il contributo per La Voce di Bolzano è della dottoressa Giovanna Parente, Psicologa Psicoterapeuta libero professionista specializzata in Gestalt e Analisi Transazionale, Psicologa scolastica presso l’Istituto Pluricomprensivo di Brunico-Val Pusteria.

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Benessere e Salute

Rischi Radon in classe: valori quattro volte superiori alla media

Pubblicato

-

Una recente misurazione realizzata dall’Agenzia per l’ambiente sul territorio ha dimostrato che in 124 scuole e 52 asili della provincia di Bolzano in almeno una stanza i valori di radon sono troppo alti.

Soprattutto all’interno dei locali interrati o al piano terra, questi valori fino a più di quattro volte il limite consentito.

Ora l’impegno provinciale andrà nella direzione di fare tutto il possibile per proteggere i bambini e gli insegnanti dagli effetti del gas inerte radioattivo, che è la seconda causa più comune di cancro ai polmoni dopo il fumo.

In alcuni casi sarà sufficiente una ventilazione più frequente o una conversione del sistema di ventilazione esistente. Per proteggere i bambini e gli insegnanti dal gas inerte radioattivo, tuttavia, nella maggior parte dei casi saranno necessarie misure strutturali.

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Benessere e Salute

Capelli sfibrati, ecco qualche rimedio per renderli più forti

Pubblicato

-

Dalla cura quotidiana dei nostri capelli dipende sempre la loro salute, visto che questi richiedono diverse attenzioni e trattamenti specifici. Di conseguenza, bisogna seguire alcune indicazioni precise per evitare che possano rovinarsi e diventare fragili: dalla dieta ai massaggi, ecco i consigli più mirati per questo tipo di situazioni.

I rimedi contro i capelli sfibrati

Sì alle diete bilanciate: una dieta corretta e bilanciata può diventare un autentico toccasana sia per la vita in generale che per i capelli sfibrati. Questo risulta ancor più vero quando si consumano alimenti quali la frutta e la verdura: le vitamine e i minerali, infatti, sono essenziali per rinforzare la struttura dei filamenti.

No alla spazzolatura dei capelli bagnati: la spazzola è uno strumento che deve sempre essere usato con attenzione. Quando i capelli sono bagnati, sarebbe il caso di lasciare la spazzola sempre nel cassetto, perché potrebbe indebolire i capelli e danneggiarli, facendoli anche cadere.

Usare i prodotti appositi: sul mercato è possibile trovare diversi prodotti e detergenti utili per trattare i capelli sfibrati. Fra questi rimedi conviene sempre optare per alcuni tra i migliori tipi di shampoo volumizzante in commercio (quello di Bioscalin, ad esempio), utili per risolvere la debolezza strutturale degli steli.

Lasciare i capelli al naturale: le tinte non provocano danni ai capelli, ma se fatte male possono causare diverse conseguenze negative. Il consiglio, in tal caso, è di lasciare i capelli al naturale, magari prendendosi ogni tanto una pausa dalle tinture.

Attenzione a piastre e phon: le piastre per capelli e i phon possono danneggiare la chioma, per via dello stress portato dalle elevate temperature. Le prime è meglio non usarle proprio, mentre per il phon può essere fatta un’eccezione: lo si può usare mantenendolo a debita distanza dai capelli, e usando un getto d’aria non calda.

Optare per qualche rimedio naturale: gli impacchi per i capelli a base di ingredienti naturali sono ottime soluzioni per rinforzarli. Vi basti pensare a quelli realizzati con l’olio di oliva o con il burro di karité, insieme all’argilla verde e ad altri ingredienti come l’olio di lavanda, l’olio di mandorle dolci e l’ortica. Consigliatissimo anche l’utilizzo del miele.

Spuntare i capelli ogni due mesi: il taglio non aiuta i capelli a ricrescere, ma è utilissimo per eliminare le doppie punte e in genere ogni sezione danneggiata degli steli. Da un punto di vista estetico, il risultato è garantito.

Massaggiare la cute: effettuare un massaggio alla cute migliora la circolazione sanguigna, permettendo ai nutrimenti di giungere con maggiore efficacia nel capello. E questo aiuta a combattere i capelli sfibrati e l’effetto crespo.

Pubblicità
Pubblicità
Continua a leggere

Metti un like

Archivi

Categorie

di tendenza